E quando ti raccontavo i sogni con foga, la mattina appena svegli? Che ne è stato di quel tempo? Mi alzavo con l’urgenza di descriverteli, quei momenti a colori. Ricordavo in particolare come fossero vividi e accesi, a volte, quei toni, e facevo di tutto per scovare le parole che più si avvicinavano al loro splendore, perché volevo portarti dentro. Dentro di me. Solo dopo avermi ascoltata con attenzione, tu andavi nel tuo studio e tiravi fuori il necessario. Una tela, la cui dimensione dipendeva dalla lunghezza del sogno; i colori, e te ne bastavano...
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