Dal Giappone, mi hai portato delle matite. Una scatola giallo spento, fatta di una carta spessa ma non rigida, che mi era sembrata subito stranamente vissuta, anche se in dissonanza col fatto che fosse nuova. Ci sono delle scritte, sopra, che tuttora non so tradurre – qualcosa mi ha sempre spinta a tenermi alla larga dal cercarne il significato, come se in quegli incomprensibili disegni potesse celarsi il finale della nostra storia; a distanza di anni prendono ancora le sembianze di immagini, ai miei occhi. Non lettere, quasi vignette dal tratto un po’...

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