KATRINA

Sei un’isola.

Dal largo,

solchi il mare infinito e immoto, che non ha voce.

Respiri a piccoli passi senza prendere tutta l’aria,

senza prenderne troppa,

chè quella in più non serve a nulla.

 

Ma quando d’improvviso giungi a riva

-costa con disegno cristallino-

spavaldo alla fine ti rigiri, l’occhio volto finalmente al blu.

Nelle orecchie, il sibilo d’un vento impetuoso ti assorda

ma quel che senti ti fa traboccare,

dentro al cuore il suo clamore

nella testa l’immagine della vita che esplode.

 

Gocce come aghi trapassano la pelle, squarciandola.

Inspiri, ora,

e tutta quell’aria non basta a percorrerti il corpo,

affamato

fermo in un’attesa che ha il sapore del secolo andato.

C’è la musica in quel mare,

onde in arrivo che non si annunciano,

senza regole

senza ordine

senza logica.

 

Chiudi gli occhi.

Cieco, tasti un mondo che non riconosci più.

E grato,

alla fine, urli al cielo

Entra, vita,

entra e ubriacami di meraviglia

dammi una gioia

senza remore

senza tempo

senza fine.

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